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La Sfida


Oggi la domanda di alloggi in affitto proviene dai ceti più deboli, cioè quelli rappresentati dai nuclei familiari composti da anziani, immigrati e giovani coppie, nonché da famiglie monoreddito che non riescono ad accedere alla proprietà. Anche la crescente esigenza di mobilità sociale, per lavoro e studio, contribuisce ad aumentare la domanda di case in affitto. Queste realtà si scontrano con un’offerta insufficiente, tra l’altro in costante diminuzione.
E’ quindi un esigenza indifferibile quella di ridisegnare le politiche abitative e urbanistiche, soprattutto delle periferie. A tale scopo, credo che sia opportuno partire principalmente dalle problematiche della riqualificazione delle istituzioni e della vita associativa, potenziare le infrastrutture e i servizi, e rivitalizzare il tessuto urbano.
Vista la congiuntura negativa di questi ultimi tempi è auspicabile un coinvolgimento di soggetti diversi rispetto al passato, in iniziative di project financing per la nascita di un’offerta competitiva di servizi destinati a migliorare la qualità di vita delle famiglie.
Questa è una sfida a cui gli Enti, che si occupano di Edilizia Abitativa come gli II.AA.CC.PP., non possono sottrarsi ma devono rispondere promuovendo sinergie, alleanze e progetti.
L’obiettivo, dunque, si allarga e oltre alla costruzione di nuovi alloggi, bisogna focalizzare l’attenzione sul patrimonio immobiliare ed urbanistico esistente.
Il tema potrebbe sembrare distante dai compiti istituzionali dell’Ente ma leggendo il nostro statuto, ideato quasi un secolo fa e straordinariamente attuale, ci si accorge che concede ampi spazi di interventi tecnico-amministrativi.
Molti provvedimenti normativi, come i programmi integrati e i contratti di quartiere, tendono a saldare strettamente processi di valorizzazione immobiliare, miglioramento delle condizioni urbane, sviluppo occupazionale ed innalzamento della qualità dell’edilizia residenziale Pubblica. Non più semplici costruttori di isolati e freddi immobili nelle periferie delle nostre razione con tutti gli Enti coinvolti nel sociale, di cellule urbanistiche che racchiudano in sè un organico e vitale sistema di connessioni personali, umane ed istituzionali.
Questa è la sfida che l’Istituto intende intraprendere e che lo vedrà impegnato per i prossimi anni in un’epocale trasformazione.

Sabino Lupelli
Direttore generale IACP

A Noicattaro - In Arrivo nuove case popolari

Fra qualche settimana è prevista la conclusione dei lavori di due fabbricati per complessivi venti alloggi nel Comune di Noicattaro che saranno così distinti: nove da 95 mq, otto da 80 mq, due da 75 mq e uno con totale eliminazione delle barriere architettoniche e con facilità di accesso riservato a famiglie con la presenza di portatori di handicap con una superficie di circa 95 mq. Anche per questi due palazzi sono previsti un locale per le riunioni condominiali, le cantinole ed un parcheggio che conta venti posti macchina con uno riservato ai disabili.

Quale futuro per l'Istituto Autonomo Case Popolari?

La parola ai sindacati

Per poter formulare qualche ipotesi di soluzione di alcune delle varie problematiche connesse con l'ormai improcrastinabile riforma dello IACP, si rit i e n e o p p o r t u n o prioritariamente analizzare l'attuale situazione in cui versa l'Ente e le principali cause che l'hanno determinata.
E' necessario ricordare che l'entrata in vigore, nel lontano 1971, della legge 865, mentre da un lato riconobbe e legittimò il r u o l o p r i m a r i o d e g l i II.AA.CC.PP. mediante lo scioglimento di tutti gli altri enti operanti, all'epoca, nel settore dell'edilizia economica e popolare (GESCAL, INCIS, ISES, ecc.
ecc.), dall'altro determinò in seguito al trasferimento, ai predetti istituti, di tutto il patrimonio gestito dagli enti disciolti, un notevole appesantimento delle loro strutture originariamente non dimensionate per la gestione di un patrimonio così vasto.
Successivamente, nel corso degli anni, la situazione si è via via ulteriormente aggravata non solo per la costruzione dei nuovi alloggi realizzati per far fronte all'emergenza abitativa ma soprattutto per il blocco delle vendite e dei riscatti (L. 513/77) che ha costretto l'Ente, tra l'altro, a gestire e manutenere alloggi di vecchissima costruzione spesso in stato di completo degrado.
L'impossibilità di provvedere ad un continuo monitoraggio di tutto il patrimonio - a volte non esattamente e totalmente individuato sia per il particolare disordine della sua acquisizione sia per la inadeguatezza della struttura dell'Ente a fronte della sua consistenza, sia per la sua ubicazione in tutti i comuni della provincia, ivi compresi quelli più decentrati, - ha fatto insorgere ed incancrenire fenomeni ormai del tutto incontrollabili e quindi non facilmente debellabili come l'abusivismo e la elevata morosità nel pagamento di quanto dovuto per canoni e servizi.
Ma la carenza maggiore si è sempre avvertita nella manutenzione degli alloggi.
La tardività degli interventi o addirittura la mancanza degli interventi stessi, hanno comportato, oltre al comprensibile estremo disagio per gli inquilini, un forte aggravamento economico strettamente connesso con l'aumento del degrado degli immobili.
Tutto ciò, sia per quanto precedentemente evidenziato, sia per la non congruità dei finanziamenti destinati a tale scopo.
E' di tutta evidenza, pertanto, che è ormai necessario provvedere, in tempi rapidi, ad attuare la riforma.
A tal fine, cosa si può mai ipotizzare? Lungi da noi la presunzione di potersi sostituire ad organismi politico-amministrativi deputati a tanto, ci si limita ad auspicare che il nuovo Ente possa intanto continuare ad utilizzare la grande esperienza e la preziosa professionalità acquisita dalla quasi totalità del personale attualmente in servizio, ma soprattutto avere l'indispensabile apporto sinergico di tutti gli Enti cointeressati

La riduzione del canone di locazione

Il canone di locazione degli alloggi popolari è rapportato alle fasce di reddito complessivo di ogni nucleo familiare.
L’Ente concede una riduzione della quota di affitto collocando gli assegnatari in sei fasce che corrispondono ad altrettante percentuali di sconto sul canone sociale da versare allo IACP ai sensi della Legge Regionale 54/84.
Nella prima fascia, che corrisponde ad una decurtazione dell’85 % dell’importo, vengono collocati tutti quegli assegnatari con reddito annuo complessivo del nucleo familiare, derivante esclusivamente da pensione, non superiore all’importo di una pensione minima INPS per la generalità dei lavori aumentato dell'importo di una pensione sociale.
La seconda fascia prevede una riduzione pari al 67% che è applicabile solo per gli inquilini con reddito annuo complessivo del nucleo familiare non superiore al limite di assegnazione diminuito del 40%.
Gli assegnatari collocati in terza fascia potranno invece godere di uno sconto pari al 45% del canone mensile ed è concesso a quelle famiglie con reddito annuo complessivo superiore all’importo previsto per la seconda fascia e non superiore al limite per l’assegnazione diminuito del 20%.
La quarta fascia concede una riduzione del 25 % agli assegnatari con reddito annuo complessivo del nucleo familiare superiore all’importo massimo per essere collocato in terza fascia e non superiore al limite di assegnazione. Il 10 % di decurtazione è previsto per tutti gli occupanti di alloggi popolari che sono collocati in quinta fascia e che quindi abbiano un reddito annuo complessivo superiore all’importo massimo previsto per la fascia precedente e non superiore al limite di assegnazione aumentato del 25%.
L’ultima fascia invece non prevede nessuna percentuale di sconto, quindi gli assegnatari ricadenti nella sesta fascia dovranno versare per intero il canone sociale.
Qualora il reddito complessivo superi l’importo dato dal doppio del limite massimo per l’assegnazione e che tale somma sia “percepita” in modo costante per più anni, s'incorre nella decadenza dello status di assegnatario.
Ai sensi dell’art. 33 della L.R. 54/84, l’assegnatario può, comunque, richiedere che il canone annuale non sia superiore al 10 % del proprio reddito annuo complessivo.
Tutti gli interessati possono redigere una apposita richiesta rivolgendosi, dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30 e il mercoledì pomeriggio dalle 15.00 alle 17.00, presso la sede dell’Ente. Per maggiori informazioni è disponibile il numero gratuito: 800 661040.

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